lunedì 24 gennaio 2011

Quando la memoria è arte

Credi alla forza dei tuoi sogni e loro diverranno realtà”, così scrive Sergio Bàmbarén ne “L’onda Perfetta”. Sembra un paradosso: affidare il domani alle impressioni di una visione onirica, sperando che la realtà si avvicini, folle e un po’ incosciente, al desiderio di ciò che sarà. 

Eppure questo è ciò che ha fatto la Comunità di Villa San Francesco, un’Ente Morale di Facen di Pedavena, vicino Venezia, con Il museo dei sogni e della memoria. Il museo parte dal concetto che l’Umanità, pur divisa in realtà geografiche e contingenti assolutamente diverse, condivide lo stesso destino. Ciò che succede nei paesi del mondo tocca tutti noi e per questo i ragazzi e il personale della Comunità hanno pensato di imparare a conoscere e a leggere le storie attraverso un’ottica del tutto nuova.

Così essi hanno scritto ai rappresentanti di tutto il mondo per chiedere una manciata di terra o una pietra che simbolicamente ricordasse un evento importante che ha segnato la storia del loro paese. Hanno risposto in 198, tutti. Le pietre, oltre 450, sono state collocate nel museo secondo modalità simboliche: alcune poste a terra, coperte da un vetro a calpestio, come a formare un selciato, perché sulla storia dell’uomo si può e forse si deve camminare. Altre ordinate negli espositori di vetro che accomunano ciottoli di aree altrimenti in conflitto tra loro come Palestina e Israele, Kosovo e Serbia. Si tratta di metafore a ricordo di personalità, idee, avvenimenti di alto rilievo storico mondiale. Non si può evitare di ammirare il pezzo di tegola bombardata a Hiroshima, donata, caso unico al mondo, al Museo mentre l’altro esemplare fuori del Giappone si trova solo al Palazzo di vetro dell’ONU e in comodato.

Con le terre di tutti i paesi saranno fatti 198 mattoni del mondo che verranno donati ai rappresentanti di tutti i popoli con la prospettiva di raggiungere tutti gli uomini del mondo ed esprimere il grande valore della ricchezza delle diversità, della solidarietà e della fratellanza universali nel chiaro rispetto delle identità nazionali.

Seguendo questa scia sono stati avviati dalla Comunità altri progetti come quello dal nome “Il Deserto fiorirà: acque da tutto il mondo”, il “Vieni c’è posto” che raccoglie le rappresentazioni della Natività e quello che vede coinvolti i sindaci delle capitali di tutti i paesi. A loro è stato chiesto di inviare una candela, un segno di luce, quali “lampade” per il cammino di sogni, idee, aspirazioni e memoria dei propri connazionali. Hanno accolto l’invito i sindaci di Stoccolma, Lisbona, Parigi, Riga, Maputo, Città del Capo, Hanoi, Atene, Madrid, Budapest, Manila, Dakar, Helsinki, Tokyo, Roma e tantissime altre luci sono giunte da tutta la terra. 

Il Museo dei Sogni ha anche una stazione. Un altro significativo punto museale realizzato grazie alla generosità di Trenitalia, che ha messo a disposizione un vecchio vagone merci con rotaie e traverse, dove sono ricordati avvenimenti legati alla vita su treni (deportazioni, attentati, tradotte, emigrazioni, incontri storici…). Il Museo, sostenuto dalla regione Veneto, è stato dichiarato di particolare interesse: l’Unesco commissione per l’Italia ha concesso il patrocinio e il Presidente della Repubblica ha deliberato una medaglia d’argento per il valore dell’iniziativa. La gioia e la  tenacia di ragazzi, educatori e volontari è stata premiata e il sogno della pace si è fatto arte per futuro della Terra.

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