Non si è un cittadino romano se non si legge un quotidiano gratuito – City, Metro, IQ – una di quelle copie che ti lasciano distrattamente all’entrata della metro o che trovi smarrite tra i sedili dell’autobus (sempre che, nel caos, si riesca a scorgerne una). Oggi mi sono sentita ancor più che una romana vera perché ho sbirciato il City altrui, espressione della maleducazione molto in voga se si sta talmente pressati da averlo praticamente in faccia.
In fondo meglio il quotidiano che un’ascella, mi son detta.
E così, leggendo qui e lì, non ho potuto fare a meno di notare che il servizio in prima pagina era alquanto allarmante oltre che fuorviante. “Un ragazzo italiano su cinque di quindici anni è analfabeta”. Primo appunto: si tratta di un titolo, deve far sensazione ma dovrebbe anche essere grammaticalmente corretto per essere compreso. Secondo appunto: ieri il titolo di Repubblica sosteneva che un quinto dei ragazzi italiani nella fascia di età che ruota intorno all’adolescenza è semianalfabeta, per l’esattezza il 21% del campione analizzato. Il test Ocse-Pisa, vero ed autentico marchio di qualità nel settore, ha dato nota di “scarsi risultati in lettura”. Il dato resta comunque allarmante, tant’è che la Commissione Ue si è subito mossa ed ha istituito un gruppo di lavoro riunitosi il 2 febbraio scorso a Bruxelles.
Tuttavia tra semianalfabetismo e analfabetismo non passano solo 4 lettere. Analfabeta è colui che non sa leggere né scrivere, semianalfabeta è invece colui che a stento legge e scrive, che fa fatica a concettualizzare e a creare connessioni logiche tra le diverse idee però sa leggere e sa scrivere. Terzo appunto: Emijl non è una sgradevole e spocchiosetta snob che cerca il pelo nell’uovo. Qui si tratta di concetti, non di sfumature.
Certo, essendo un genitore mi preoccuperei, eccome se mi preoccuperei. Starei ore ed ore a riflettere sul sistema educativo che ho scelto per i miei figli, su come la scuola agisce e se agisce, su chi sono i suoi amici e quali i suoi svaghi. Penserei che i ragazzi non leggono abbastanza, che non pensano abbastanza e non criticano abbastanza. Penserei al contributo da dare a una scuola che palesemente non funziona.
Eppure, la newsletter di Palazzo Chigi, giunta in inbox tre giorni orsono, metteva in bella mostra il seguente testo: “A poco più di un anno dall’avvio del piano per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, i ministri Gelmini, Meloni e Sacconi hanno presentato un primo bilancio sui risultati ottenuti. Sei le linee di azione avviate con uno stanziamento complessivo di 1.082.000.000 euro suddivisi tra ministero del lavoro e delle politiche sociali, ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca e ministro della Gioventù.” Qualcuno ha visto questi soldi e questi risultati? In caso di risposta affermativa mi contatti perché solo allora potrò a diritto sentirmi baciata dalla sfortuna.
Siamo un paese che non cresce, in cui la produzione e i consumi sono fermi, in cui la fuga all’estero dei cervelli porta olezzo di palude al posto delle fresche boccate di elaborazione cerebrale. Il nostro capitale umano, ossia l'insieme di conoscenze, competenze e abilità acquisite durante la vita e finalizzate al raggiungimento di obiettivi sociali ed economici, sta riducendosi vistosamente quando invece, secondo le più accreditate teorie della scienza economica, dovrebbe aumentare quantitativamente e qualitativamente per portare sviluppo. Una classe, per essere dirigente, dovrebbe padroneggiare la lettura e la scrittura ai massimi livelli e non sbiascicare frasi superficiali e senza senso. Non prendiamo esempio dal City.
Il voto del sondaggio... è il mio!
RispondiEliminaE anche il primo commento!!
E pure il primo aficionado!!!
Un grandissimo in bocca al lupo per queste tue pagine, Emijl!!!!
Crepi!
RispondiEliminaOra però intendo bloggleggiare (pardon il neologismo) un pò...
Ora dovrai postarci tutte le mattine la prima pagine del giornalemetro... ne sei consapevole? :) Un saluto
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