sabato 26 febbraio 2011

La democrazia è servita.

Non abbiamo potuto fare a meno di vedere quelle immagini. Anche solo distrattamente mentre l’acqua bolliva in pentola dopo una giornata di lavoro e stress. I telegiornali e la carta stampata ci stanno bombardando ogni giorno con le notizie dal Maghreb, illustre quanto sconosciuto vicino dal nome esotico che fino a qualche tempo fa figurava solo nelle liste dei partenariati euro mediterranei. Finalmente, era ora. Mai rivoluzioni furono più gradite, mai presa di coscienza più nobile e condivisa di quella di un popolo che lotta per l’autodeterminazione, per la libera elezione dei suoi rappresentanti e per la scelta leale della forma di governo. Sembra quasi di tornare a un paio di secoli fa quando le rivoluzioni eravamo noi a farle e per gli stessi identici motivi. Delacroix dipingerebbe un’altra tela per immortalare l’evento.

Sempre sperando e volendo dar credito agli idealisti del caso, sempre chiudendo nel cassetto il ronzio della realpolitik, ognuno di noi guarda con gioia e con coevo terrore a questi fatti di sangue e democrazia. E a chi propone modelli di stabilizzazione, Emijl sente di dare un suggerimento: forse andrebbero cercati i mandanti delle rivolte per capire dove e a cosa queste porteranno.
Che in Tunisia e in Egitto si vivesse male lo sapevamo tutti, perché più o meno la metà della popolazione italiana è attraccata al porto di Tunisi (chi per l’abbronzatura chi per omaggiare i resti della Repubblica che fu) o ha preso il brevetto da sub a Sharm-el-Sheik dopo l’immancabile crociera sul Nilo. Che Gheddafi fosse un dittatore sanguinario lo si sapeva ben prima che iniziasse il tiro al bersaglio contro la popolazione che sostiene di rappresentare. In una intervista del ’79, il Colonnello rispondeva al pressing della Fallaci con parole dure e profetiche: “La rivoluzione è quando le masse fanno la rivoluzione. La rivoluzione popolare. Ma anche se la rivoluzione la fanno gli altri a nome della masse esprimendo ciò che vogliono le masse, può essere rivoluzione [..]”
Il 1° settembre del 1969, era lui la Guida della Rivoluzione, colui che incarnava le masse in rivolta. Oggi quelle masse sono stanche di esser rappresentate da una leadership dispotica. Ma, se il Rais ha perso la simbiosi con il popolo, chi è che Guida la Rivoluzione? In parte i libici, gli egiziani, i tunisini e, a seguire, gli yemeniti, i sauditi, i giordani . . . in parte è la fame, di pane e di giustizia. Resta da scovare il deus ex machina, perché il deus c’è, invisibile e potente, nascosto nel sipario degli eventi, pronto ad agire e forse non per il bene dei rivoltosi affamati. È come giocare ad Indovina chi: si hanno solo degli indizi, non delle prove, e l’abilità consiste nel connetterli tra loro. Petrolio, interessi, guerra delle monete e cambi valutari, El Baradei, Fratellanza Musulmana, Cirenaica, colonialismo, elezioni presidenziali. È il Maghreb??

1 commento:

  1. ...spunti per la tua curiosità :)
    http://www.radioradicale.it/scheda/322301/i-nuovi-scenari-politici-in-nord-africa-e-medio-oriente
    ...anche se un pò lunghino è un bellissimo racconto sul Medio Oriente
    Ro.

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