sabato 16 aprile 2011

Coca che ti passa

E' notizia di due settimane fa, che in Italia è aumentata la domanda di interventi chirurgici per la ricostruzione del setto nasale. Posto che non tutti abbiano l'insaziabile voglia di trasformarsi in tanti cloni della Santanchè o di Baglioni, a cosa potrebbe essere dovuto l'incremento delle rinoplastiche? Con buona probabilità all'abuso di cocaina e al non tascurabile effetto collaterale che la polvere bianca ha proprio sul naso.

Lontani i tempi in cui la foglia di coca la si poteva vedere solo nelle vecchie e sfuocate foto di qualche antropologo appassionato di indios latinoamericani, e lontani anche quelli in cui la si poteva reperire nei privè delle discoteche alla moda, ad uso esclusivo di una ristretta cerchia di vips e ricconi. Ormai una dose si può acquistare con poco più di venti euro e i pusher sono come il ragazzo delle pizze: te la portano direttamente sotto casa. Professori, medici, avvocati, studenti stressati dagli esami, mamme angustiate dalla routine...e parlamentari. Lo spettro dei consumatori si è notevolmente allargato.

L'entusiasmo perduto e la consapevolezza di poter interrompere in ogni momento, ecco la molla che fa scattare l'operazione "naso bianco": quando ci si ritrova soli, sconfortati e stanchi, con una mole di lavoro degna dello stakanov più zelante, non si trovano altri rimedi alla pista dei miracoli, quella che in un battibaleno ti infonde sicurezza, energia ed euforia. Anche la 'ndrangheta ha fiutato l'affare,e l'import-export della cocaina, specialmente al Nord, costituisce una delle principali fonti di guadagno. La produzione inizia ai confini dell'Amazzonia, tra Venezuela, Colombia, Perù e Bolivia, attraversando poi Lisbona, Marsiglia e Malaga o Parigi, Londra, Francoforte e Milano, ed approda in Europa, per un giro di affari di 1000/1500 miliardi di euro l'anno, pari al 2% del Pil mondiale.

Che le mafie mondiali (e di Vito Corleone ce sono in tutto il mondo!) fossero alla ricerca di proventi facili e sicuri, non c'è da stupirsi. Si rimane invece allibiti nello scoprire che anche il più insospettabile e rispettabile dei professionisti ne fa uso, forse anche più del povero sfigato all'angolo della strada.

La droga dei colletti bianchi ormai spopola ovunque, e il suo consumo è in forte aumento, pur raffrontato al generale calo dell'uso di sostanze stupefacenti segnalato nello studio della Asl 1 di Milano e dall'Istat a fine dicembre 2010: chi la usa spesso teme i servizi sanitari pubblici per paura di essere scoperto, con i conseguenti irreparabili danni di immagine. Marrazzo insegna. Quindi i dati forniti non sono accurati, nè tarati sul perverso meccanismo dei consumatori che, per essere scoperto, deve passare da una denuncia volontaria spesso troppo complicata da fornire.

"Ti fa sentire un leone" dichiara chi ne fa uso, come se si trattasse di Multicentrum o Actimel. Sintomo dunque di un malessere sociale che dovrebbe essere curato alla sorgente, per cui la semplice prevenzione non basta. I cocainomani, in particolare medici e farmacisti che ne conoscono la composizione e gli effetti, sono convinti di poter chiudere allorchè lo desiderano, per poi scoprire che cardiopatie gravi, problemi gastrointestinali e danni al cervello non sono solo gli astrusi nomi delle diagnosi del Dottor House. Ci vogliono dai 6 agli 8 anni per uscire da questo vicolo cieco. Quanti altri ancora ne servano per comprendere che la frenesia, il rendimento e il culto dell'immagine sono la barriera da abbattere e non l'orizzonte da rincorrere, questo non c'è dato saperlo.

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