Alla stregua di Pratibha Patil, prima donna e per di più dalit - ossia fuori casta - ad ottenere la carica di Presidente dell'India da quando la nazione ha raggiunto l'indipendenza, la vittoria della Banerjee nelle recenti competizioni statali profuma di nuovo. Strano a dirsi in un paese in cui, se sei un pò schizzinoso e non hai familiarità con l'odore nauseabondo degli scarichi fognari, non riesci a sopravvivere nemmeno un giorno.
Il West Bengala era, fino allo scorso aprile, la roccaforte del Cpi(m), il partito comunista marxista indiano, spesso accusato di connivenza con il gruppo naxalita e quindi considerato sovversivo e antistatale. Ben 34 anni di monopolio erano duri da scalzare. Ciò che ha vinto, stavolta, è stato il dissenso civile e organizzato del Comitato per salvare i terreni agricoli di cui è presidente proprio la signora Mamata e che si batte contro le espropriazioni forzate dei terreni attuate dal governo centrale. Questo movimento è cresciuto all'ombra dei 400 ettari confiscati per essere destinati al nuovo stabilimento della Nano, la minicar firmata Tata Motors e contestati dagli abitanti che basano su quegli ettari fertili la loro sopravvivenza.
L'attivista che plaudeva all'elezione della Banerjee, ha perso la figlia, rapita, violentata e poi bruciata viva in un campo dai militanti dell'ex partito comunista al potere, assertivo nei confronti della politica degli esprori pur di mantenere saldo il posto in poltrona.
Da quando l'India ha abolito il licence raj per aprire l'economia al capitalismo e alla globalizzazione, enormi appezzamenti sono stati confiscati dallo Stato per poterli concedere, a prezzo agevolato, a grandi multinazionali o per poterne fare delle zone economiche speciali simili a quelle cinesi. Il Primo Ministro Singh, all'epoca delle riforme ministro dell'Economia,non ha commesso un errore tentando di svecchiare il gigante, arroccato nel disastroso socialismo filo sovietico. Tutt'altro. E lo dimostra la notevolissima crescita economica dell'India sul piano internazionale. Tuttavia, come ogni cosa che viene fatta in fretta e senza pianificazione, la liberalizzazione ha imboccato una deriva contro cui la popolazione sta iniziando a far sentire la propria voce.
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