giovedì 30 giugno 2011

QUOTE ROSE CDA, REICHLIN: MA NON BASTANO

(9Colonne) Roma, 30 giu - "In Italia c'è una discriminazione talmente forte
nei confronti delle donne che questa legge è un segnale importante, anche
fuori dai Cda, per il Paese. Stiamo sanando un'anomalia macroscopica: le donne
sono metà della popolazione, il tasso delle laureate e delle professioniste è
rilevantissimo, eppure un consigliere su quindici è donna". Ma  "il problema è
fare anzitutto in modo che nei Cda non vengano cooptate mogli, figlie, o
amanti. Allo stesso tempo garantire che il sistema di reclutamento sia basato
su metodi molto diffusi, ad esempio, nei Paesi anglosassoni ma che qui sono
ancora agli albori. Le donne, come d'altronde gli uomini, vanno cercate
attraverso 'cacciatori di teste' e criteri che privilegino le competenze e le
qualifiche. Tra l'altro, siccome in Italia questi criteri non sono trasparenti
né per uomini né per donne questa legge potrebbe essere l'occasione per fare
dei passi avanti sulle regole e i criteri sia per le donne che per gli uomini
e che favoriscano la presenza degli amministratori indipendenti nelle grandi
società quotate". Lo afferma Lucrezia Reichlin.,  consigliere indipendente dì
Unicredit e docente della London Business School, in una intervista alla
Stampa nella quale sostiene che "c'è un problema che riguarda la governante.
Bisogna fare in modo che le donne non siano aggiunte ma che vengano scelte al
posto degli uomini. Per evitare che i board diventino dei parlamentini
esautorati da potere decisionale reale. Pensiamo che già ora Unicredit ha 23
consiglieri e Barclays ne ha 12. Quando i board sono così affollati, è
inevitabile che le decisioni vengano prese prima o fuori. In questo caso le
donne rischiano di fare solo numero".
(PO / red)

301053 GIU 11

martedì 21 giugno 2011

Verifiche di Governo

M(p)a 'ndo vai
se Scilipoti non ce l'hai?
bella Isolana
attaccate a sta barcaccia


... 'ndo vai?
se Stracquadanio non ce l'hai
vieni con me
te lo farò vedé...
vengo con te
me lo farai vedé!

Sono fermo in Libia
con la mia flottiglia
e al suono del fischietto
io mi imbarcherò

Aspettami là sotto
all’albero del complotto
ti spogli e mi prenderò il mio maltolto

Ma 'ndo vai?
se il Ghedini non ce l'hai
bella Egiziana
attaccate a sta banana

...'ndo vai?
se Bisignani non ce l'hai
vieni con Gianni
te lo farà vedè
vengo con te
me l0 farai vede'

bella Hawaiana
Banana italiana!
felicità...

giovedì 16 giugno 2011

Quello che gli uomini non dicono

...non dicono che in Afghanistan l'87% delle donne è analfabeta, quasi la metà delle prostitute indiane è minorenne e che in Cina, entro il 2020, un uomo su 5 non potrà sposarsi per mancanza di potenziali mogli.
...non dicono che il 95% delle donne somale ha subito mutilazioni, che in Congo si verificano circa 1150 strupri al giorno e che l'India, pur avendo abolito la pratica dell'aborto selettivo, perde ogni anno 600 mila bambine, quasi quanto guadagna in tecnologia e modernizzazione.

Amartya Sen, negli anni Novanta, definiva il fenomeno missing women: circa 100 milioni di donne sono come scomparse dalla faccia terra e con loro un potenziale di ricchezza umana disperso tra abusi sessuali, mutilazioni, trascuratezza e selezione di genere. Presi dai nostri problemi e dalle discriminazioni domestiche, spesso dimentichiamo di occuparci delle grandi questioni che affliggono ancor oggi paesi delle più svariate tipologie. E, se non si può pretendere di essere avvocati delle cause perse o di risolvere i problemi del globo da soli, di certo si potrebbe iniziare con il ricordarsi che questi problemi esistono e si chiamano gendericidio.

Una pratica diffusa nei paesi più poveri del mondo ma anche in quelli in forte ascesa economica come la Cina, Taiwan e Singapore. Perfino nella ormai capitalista Russia il rapporto uomo-donna è di 1 a 7. Ma, se a Mosca è la selezione naturale a falciare la popolazione maschile (alcolismo,cirrosi epatica e cancro al fegato), lo stesso non può dirsi per i tre paesi sud asiatici. Allevare una donna è ancora considerato un peso, un inutile spreco di risorse. Qualcuno, a New Delhi, per giunta in un convitto di monache tibetane, mi ha detto:"Per la valigia ti mando quella...si si, quella li con la scopa in mano. Non posso sprecare un uomo per un lavoro così pesante". Cronache da un paese il cui Pil cresce in proporzionalità inversa rispetto allo sviluppo.

Perchè il problema è tutto li, in quella miscela di pregiudizio, ataviche convinzioni e stupide ossessioni che ingombrano lo spazio angusto di una modernità senza idee né modelli. La cultura, l'educazione e la disponibilità economica aiutano a rompere questo vizioso circolo ma a volte, forse contemporaneamente, lo alimentano. Dovendo ridurre il numero di componenti familiari in modo da accrescere la ricchezza dell'intero nucleo, in molti hanno la tendenza a privilegiare i figli maschi, specie nei paesi in via di sviluppo.

Poco importa che che la Casa Bianca, in suo recente studio, abbia confermato che le donne contemporanee si laureano con votazioni mediamente più alte di quelle degli uomini e brillano nel lavoro più di loro.

...quello che gli uomini non dicono è quello che non vogliono spiegare, è la loro inespressa paura di perdere lo scranno del comando. Cosa sarebbe stato di Bill Clinton se Hillary non lo avesse perdonato? E della Gran Bretagna senza la Regina Vittoria o Elisabetta? Provate voi, uomini, a rispondere.

http://www.internazionale.it/non-e-un-paese-per-donne/